Il viaggio, quello con la V maiuscola, per come l'ho sempre vissuto, poco ha a che vedere con la meta di una vacanza. In vacanza vai dove ti portano i piedi, i soldi, la stanchezza, il bisogno di interrompere una routine, la testa insomma.
Quando viaggi invece lo fai con il cuore. E allora poco importa la destinazione, o la strada che percorri. Può essere un aereo a trasportarti, o un treno, o una bicicletta o i tuoi stessi piedi, ma la strada che percorri è un cammino interiore, dove nulla o quasi è programmato, dove l'imprevisto è parte del bagaglio.
Il mio primo vero viaggio è stato un po' un'iniziazione. Ero sola, in tasca il passaporto, un biglietto aereo e un po' di soldi. Niente carte di credito, finiti i soldi si tornava a casa. Niente cellulare, erano i tempi felici in cui non si era schiavi della raggiungibilità ad ogni costo. Durante quel mese e mezzo le notizie che ho dato di me si sono limitate a due stringati telegrammi.
E una volta scesa da quell'aereo è iniziato il viaggio vero. Un viaggio senza una meta precisa, un pellegrinaggio ispirato dalla direzione del vento, da volti di persone incontrate mai per caso, da treni che si fermavano senza ripartire obbligandomi a soste non previste.
Quando torni da un viaggio e ricostruisci percorsi, tappe, immagini ti accorgi che il viaggio ha ricalcato esattamente i tuoi bisogni interiori, proprio quelli. Si è plasmato su di te, ti si è modellato addosso, e parla di te, entra a far parte del tuo cammino interiore.
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